Fuoco e ...acqua: ma gli Alpini non si arrendono mai
Dopo il bello ed esauriente articolo a firma del Capo Franco pubblicato nell'ultimo numero del nostro notiziario, ho pensato di scrivere a mia volta un articoletto che nella cronaca ripercorre quanto riportato da Franco, ma che sottolinea alcune peculiarità di noi Alpini che sono emerse durante l'ultimo falò di Sant'Antonio. Mi riferisco alla caparbietà di noi Alpini anche di fronte alle avversità e la capacità e disponibilità innate nell'affrontare situazioni imprevedibili. "L'appuntamento è per l'anno prossimo e "gatto o non gatto", con i dovuti scongiuri, Sant'Antonio avrà il suo falò "come Dio comanda". Cosi terminavo il mio articoletto dell'anno scorso dedicato al tradizionale falò di Sant'Antonio organizzato dagli Alpini di San Vittore Olona. E invece c'è mancato poco che, malgrado gli scongiuri, la tradizionale serata andasse buca. Il falò, inizialmente programmato per sabato 17 gennaio, era stato rinviato a causa delle avverse condizioni meteorologiche sperando che la nuova data del 24 gennaio fosse più propizia. D'altra parte occorreva comunque smaltire il numeroso legname approvvigionato, ma più che altro ci spiaceva "saltare" una manifestazione tradizionalmente molto sentita dalla popolazione e che ha sempre ottenuto una larga partecipazione di grandi e piccini. Occorreva però riprogrammare tutto, dai permessi alla squadra antincendio, agli avvisi alla popolazione. Mettendoci di buona volontà (che a noi non manca mai) e fidandoci delle previsioni del tempo date in miglioramento, abbiamo riorganizzato il tutto. E invece, a ridosso della nuova data, le condizioni del tempo sono di gran lunga peggiorate e un filo di preoccupazione incominciava a serpeggiare non tanto per la mancanza della banda ma soprattutto per la partecipazione popolare che è il vero termometro della festa e l'indice della sua riuscita. Ma non c'è santo che tenga (pardon sant'Antonio), quando i giochi si fanno duri e li che si vede la tempra degli Alpini! E' bastato un fischio del Capo e la mattina di sabato 24 una nutrita squadra di Alpini volenterosi si è presentata di buonora e sotto un cielo plumbeo ha iniziato di gran carriera a montare la pira.
Si avvertiva, più delle altre volte, un senso di appartenenza e una partecipazione coinvolgente quasi a sfidare la sfortuna. In men che non si dica la catasta di legna era pronta con tanto di "gioebia" rassegnata a sacrificarsi. Alla sera era tutto pronto ma anche li la cosa che ha colpito è stata la presenza della squadra di volontari del mattino integrata da amici che non incontravamo da qualche tempo, quasi a sottolineare con un prova di orgoglio la sfida alla cattiva sorte. Il tempo è ulteriormente peggiorato e sotto una pioggia battente si è dato fuoco alla pira. E li la "classe non è acqua"! Malgrado l'umidità e la pioggia avessero compromesso le condizioni della pira, la bravura di mastro fuochista è stata tale che il falò ha preso corpo rapidamente (chissà come!) sviluppandosi in alte colonne di fuoco che hanno destato la meraviglia del bel numero di persone che nel frattempo si era radunato. Lo stupore si leggeva soprattutto sul volto dei bambini che incantati rimiravano le vampate colorate particolarmente suggestive sotto la pioggia. Inoltre la distribuzione di cioccolata e vin broulè ha riscaldato e allietato i presenti che con generosità hanno contribuito alla raccolta di una discreta somma donata al centro giovanile. La consistenza della catasta infiammata è andata via via riducendosi e anche grazie alla pioggia si è spenta dolcemente lasciando un misto di ricordi e nostalgia. Bella alla fine la manifestazione che ha ricevuto l'apprezzamento degli intervenuti. Per noi Alpini forse qualcosa di più: la dimostrazione che quando serve scatta un senso di appartenenza e di disponibilità che ci fa essere presenti a dare una mano, è qualcosa che fa parte del nostro DNA!
Enrico