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Momenti Significativi





Momenti significativi

Gli Alpini alla Scuola Elementare.

Sino ad ora abbiamo raccontato i fatti più salienti della storia del nostro Gruppo ma altri momenti meritano almeno una citazione perché anche questi hanno contribuito a tenere unito il Gruppo e a diffondere lo spirito di solidarietà e di aggregazione che contraddistingue i gruppi dell’A.N.A. Nel mese di maggio del 1989, fu celebrata la festa del Gruppo che culminò con la donazione del Tricolore alle Scuole Elementari di San Vittore Olona.
La cronaca della giornata, pubblicata sul notiziario con il titolo “Indimenticabile”, iniziava con: “ Fra le tante impressioni e parole sentite al termine della cerimonia in occasione della donazione della Bandiera Tricolore alle Scuole Elementari di San Vittore Olona la mattina di sabato 15 aprile, questo termine è l’unico che rende l’idea (e nemmeno fi no in fondo) di quello che ha provato chi era presente alla manifestazione. La frase detta da Pio al ritorno in Sede è signifi cativa: Oggi quei bambini ci hanno insegnato qualcosa.
Oppure quel rude Alpino che chiedeva abbastanza preoccupato: “Ma secondo voi è normale, logico che per tutta la durata della cerimonia, mi sia sentito un nodo alla gola che mi impediva quasi di parlare?” Direi proprio di si dal momento che quel “groppo” l’avevamo un po’ tutti a cominciare dal sottoscritto che dopo essersi preparato per benino il discorsetto da fare non è riuscito neppure a leggerne una riga e si è lasciato andare “a ruota libera” e ... speriamo sia andata bene”. Fu una bella giornata vissuta intensamente fra i bambini delle scuole.
Nel mese di marzo del 1990, il capogruppo decise di far pervenire, per mezzo del “Notiziario”, un appello ed un incoraggiamento a quei soci che avevano smesso di frequentare la sede: “Mi capita molto spesso, quando magari incontro casualmente (e non) qualche nostro Socio che non si vede in Sede od alle nostre manifestazioni da diverso tempo, di sentirmi dire più o meno questa frase: Sai dopo tutto questo tempo che non mi faccio vivo, arrivare fresco fresco alla spaghettata, alla gita, alla festa della Cappelletta o per il mio compleanno, mi sembra quasi di prendere in giro la gente.
Ora penso che di periodi particolari ne abbiamo passati un po’ tutti, quei periodi, per intenderci, che a causa di impegni famigliari, di lavoro, di salute o altro, non ci hanno permesso di frequentare o partecipare alla vita del Gruppo, come ci hanno fatto tralasciare passatempi e cose che da bocia ci sembravano importantissime ed irrinunciabili.
Sono comunque convinto che il nostro Gruppo (con tutti i suoi Soci ed Amici) sia e debba restare un punto di riferimento che, proprio perché composto da gente con esperienze diverse, in grado di capire le esigenze di ognuno, non debba provocare queste paure di sembrare novelli “fi gliol prodigo.”E poi, sinceramente, malgrado alcuni Soci nella nuova sede non abbiano mai messo piede, mi pare che a nessuno sia mai stata fatta pesare la sua latitanza, semmai capita il contrario, facendo a gara per informarlo sulle novità e sull’andamento della baracca. Troviamoci quindi, senza timori, ma con la sana voglia di darci tutti una mano a tirare la nostra carretta.
L’Adunata Nazionale degli Alpini, per tutti coloro che hanno svolto il loro servizio militare in quel Corpo, è un appuntamento da non mancare. Il Gruppo Valle Olona, sin dalla sua fondazione, onorò e continuò questa tradizione.
Delle prime partecipazioni del Gruppo non abbiamo che il ricordo, raccontato con fatica, di qualche “vecio” Socio. Partenza all’alba su pulman stracarichi e viaggi lunghissimi trascorsi cantando e, per molti nati in quelle città di montagna, ricordando le origini e la propria giovinezza.
Per molto tempo le zone di reclutamento degli uomini destinati al Corpo degli Alpini furono esclusivamente quelle dove la montagna era regina e gli uomini abituati a muoversi su quel terreno.

 

Alpini in sfilata.

 

 

La cronaca della sfi lata del 1991, a Vicenza, fu pubblicata sul “Notiziario” del mese successivo scritta da due simpatizzanti, Paola e Gabriele che, per la prima volta partecipavano all’Adunata.
“Tutto cominciò quasi per gioco quando il nostro amico Pio ci raccontò del Raduno Nazionale degli Alpini, un avvenimento che lo entusiasmava moltissimo. I suoi racconti erano così accattivanti che ci convinsero a partecipare all’Adunata del 12 maggio 1991 a Vicenza. I preparativi davano l’impressione di una grande avventura: tende materassi, sacchi a pelo, scorte di viveri ecc. Il giorno della partenza arrivò; Pio e gli altri amici Alpini del Gruppo “Valle Olona” furono costretti a partire all’alba assicurandosi così un buon posto dove accamparsi e dove noi li avremmo raggiunti nel pomeriggio in treno.
Durante il viaggio ci chiedevamo come avremmo trascorso questi due giorni insieme a persone estranee, del Gruppo conoscevamo solo Pio. Arrivati alla stazione (luogo dell’appuntamento) ci accompagnarono subito al loro accampamento che da quell’istante diventava anche il nostro. Non spetta a noi, e non è la sede più adatta per dire che la diffi coltà di comunicare
tra le persone è un freno alle espressioni della gente, ma questa è stata sicuramente la nota più piacevole.
Superati i primi momenti, in cui siamo stati sfamati, ci siamo resi impercettibilmente conto di come fossimo tranquilli nonostante la situazione non comune, accampati su un marciapiede con estranei.
Impressioni fugaci che si sciolsero come neve al sole subito nel pomeriggio. Ci sentivamo liberi di ridere e scherzare, di dire quello che si voleva senza troppe preoccupazioni, erano stati abbattuti muri che ci dividono quando siamo nella nostra vita quotidiana.
Erano state eliminate le divergenze sociali: dottori, studenti, operai, c’era di tutto senza sentirne assolutamente la differenza; eravamo persone e basta e ci si accettava per quello che si era. La seconda grande impressione ricevuta da quest’esperienza fu quella di vedere un’infi nità di persone raccolte per un unico fi ne e fra loro vigeva un rispetto assoluto.
Ci stupimmo di come, con tanta gente accalcata, non fosse accaduto nulla di rilevante sebbene i rischi di disordini aumentano con l’addensarsi della folla.
A Vicenza per le strade si camminava a fatica, la sera tardi i fumi dell’alcol potevano creare disagi o fastidi, e invece nulla.
Non successe nulla, non avevamo paura a camminare nelle ore notturne, paradossalmente ce n’era meno di quando eravamo a casa. L’uomo, a ben vedere, non aveva perso il proprio senso di socializzazione e fratellanza, se possibile li aveva ampliati, ed abbiamo visto risvolti umani non facili da cogliere.
Oltre a vivere tutte queste meravigliose impressioni ci siamo divertiti veramente tanto. Sulla strada del ritorno iniziavamo ad accusare la stanchezza fi sica largamente compensata dalla piacevole sensazione di fi erezza per aver partecipato a quell’indimenticabile festa.
Non possiamo che concludere augurandoci un arrivederci a Milano nel mese di aprile dell’anno prossimo”.
Martedì 1 giugno 1993 il nostro Socio Luigi Primon, nato a Valle San Fiorano in provincia di Vicenza il 27 settembre 1919, Alpino dell’11 Reggimento Alpini Battaglione Bolzano, ci ha lasciato. Nel periodo bellico aveva combattuto sul fronte francese e greco – albanese meritandosi la Croce di Guerra e, purtroppo, la qualifi ca di Grande Invalido di Guerra. Ultimamente era stato ricoverato per dei controlli e la morte se lo è portato via improvvisamente, cogliendo impreparati i famigliari e i suoi amici. Alla famiglia di Luigi, da queste pagine, giungano le più sentite condoglianze da parte di tutti i Soci del Gruppo”.

Il Complesso Bandistico Sanvittorese.

“Sabato 11 dicembre 1993, abbiamo accompagnato nel suo ultimo viaggio terreno, il nostro Socio Primo Cappellari, nato a Vicenza il 25 febbraio 1921, abitante a San Vittore Olona e mancato proprio alla vigilia di un periodo che dovrebbe essere di gioia per tutti. Nato 1921, non era conosciuto dalla maggior parte dei Soci del nostro Gruppo, specialmente da quelli dell’ultima “generazione” perché da qualche anno aveva dei problemi di salute e familiari accentuati dalla scomparsa della moglie.
L’ultima volta che lo avevamo visto è stato in occasione della prima Assemblea tenutasi nell’attuale sede, ma non aveva cessato di confermare la sua adesione al Gruppo.
Ora ci ha lasciati e quella mattina, seppur avvisati all’ultimo momento, eravamo un buon numero a dargli l’arrivederci nel Paradiso di Cantore col grande rimpianto di avere potuto esaudire solo metà del suo desiderio riguardante l’ultimo viaggio: l’essere accompagnato dagli Alpini e di avere il suo cappello che purtroppo sembra scomparso.
Ciao Primo, da lassù, ogni tanto, guarda al tuo Gruppo, noi ti ricorderemo”.

 

Giacomo Agrati racconta

Il 1994 fu l’anno della stupenda sfi lata a Treviso alla quale ho partecipato anch’io e ho persino sfi lato alla testa del complesso Bandistico Sanvittorese, del quale ero dirigente, e che da qualche anno partecipava alle adunate degli Alpini diretto dal suo maestro, ed Alpino, il cav. Silvio Gussoni.
Per la cronaca qualche settimana prima, e precisamente domenica 17 aprile, il Consiglio Direttivo del Gruppo aveva dato appuntamento a tutti i Soci inpiazza Italia a San Vittore Olona, per organizzare una raccolta di viveri, indumenti e quant’altro potesse risultare utile (praticamente tutto) ai profughi della ex - Jugoslavia ospitati nel campo di raccolta di Puntizela.
La presenza dei Soci non fu soddisfacente, il Capogruppo non lo mandò a dire e pubblicò sul Notiziario un articolo piuttosto pepato rivolto agli iscritti. Ma, alla partenza dei pullman per Treviso, l’arrabbiatura era ormai acqua passata e tutti si apprestavano a vivere una manifestazione indimenticabile.
La mia presenza fu accolta con molta simpatia dal Gruppo e non potei esimermi dallo scrivere le mie impressioni ed i sentimenti vissuti quel giorno da pubblicare sul “Notiziario”.
“E’ iniziata all’alba una delle più entusiasmanti ed indimenticabili giornate che mi è capitato di vivere in questi ultimi tempi e che certamente ricorderò a lungo.
L’appuntamento, per i partecipanti al raduno delle Penne Nere, era stato fissato per le quattro e mezzo presso la sede del Complesso Bandistico Sanvittorese che ormai da qualche anno partecipa con successo alle Adunate Nazionali degli Alpini.
Il folto gruppo si divide rapidamente con i musicanti che salgono sul pullman a due piani, lo stesso che li ha accompagnati nella trasferta in terra ungherese.
Gli Alpini del Gruppo Valle Olona, con consorti al seguito, e simpatizzanti della “banda” occupano i posti del secondo pullman e si parte immediatamente in direzione di Treviso. Il cielo è grigio di nubi che da più giorni coprono le regioni del nord e la prospettiva di una sfi lata sotto la pioggia preoccupa non poco tutti i presenti che, con il passare dei chilometri, cominciano a sonnecchiare complice il rumore del motore del grosso automezzo.
Dopo due ore, in vista della città di Vicenza, il sole sino ad allora nascosto dalle nuvole riesce a perforare la spessa coltre grigia ed illumina l’interno della vettura. Immediatamente un largo sorriso si stampa sul volto di tutti e gridolini di compiacimento riempiono l’abitacolo del pullman sino a quel momento silenzioso. Mi sveglio e vedo un vecchio Alpino dai capelli bianchi che viene deciso nella mia direzione. Stringe con vigore un bicchiere contenente una consistente dose di “sgnapa veneta”. Me lo porge con decisione e gentilezza nello stesso tempo. Tento un timido rifi uto ma il suo sguardo mi convince che è meglio desistere, non mi resta che bere.

Il grande “Vecio”.

Coloro che viaggiano in mia compagnia sono nella maggior parte di origine veneta e per loro questo viaggio rappresenta un ritorno nei luoghi dove sono nati. Vecchi e nuovi ricordi si intrecciano quasi a confrontarsi, i vari dialettiriempiono di suoni antichi quella specie di arca sulla quale viaggiamo da ore. Sopra tutte la voce di una rovigotta strilla per farsi ascoltare quasi che la sua storia fosse la più importante.
Me ne sto silenzioso ed ascolto quelle cantilene, mi sembra di sfogliare un libro di Ferdinando Camon, cantore della terra veneta a me gradito. Nelle nostre zone i veneti sono arrivati nel dopoguerra per sfuggire ai morsi della fame o all’acqua del grande fi ume in piena che inondava, negli anni cinquanta, la loro magra terra. Si sono sposati, hanno fatto fi gli “lombardi” ma non hanno dimenticato le loro radici.
Alle nove la città di Treviso ci accoglie con un tripudio di bandiere tricolori ed enormi botti di vino collocate sui tavoli davanti ad accoglienti trattorie dalle quali escono invitanti profumi. Il pullman navetta trasferisce velocemente tutta la “banda” sul luogo prestabilito per l’ammassamento. L’organizzazione che sovrintende il movimento di circa trecentomila persone è pressoché perfetta. Nelle due ore di attesa, prima che inizi la sfi lata, ho modo di verifi care l’autentico spirito di amicizia che lega questi uomini di montagna. Infatti, in rapida successione, moltissimi Alpini si avvicinano alla ricerca di vecchi compagni di naia.
Per alcuni la ricerca si rivela infruttuosa, vedo la delusione stamparsi sul volto e l’imbarazzo li ammutolisce.
Invece, quando il compagno di camerata viene individuato enormi pacche volano sulle spalle, sono mazzolate spaventose che spezzerebbero la schiena dei comuni mortali ma non quella degli Alpini.
Finalmente ha inizio la sfi lata, è la prima volta che vi partecipo e percepisco momenti di grande emozione, simili a quelli che ho vissuto quando il Corpo Bandistico ha fatto la sua prima uscita nel mese di giugno del 1981.
Due fi le ininterrotte di folla vociante ci accompagnano per tutto il percorso, cinque chilometri circa.
La nostra “banda” suona ininterrottamente alternando marce militari all’Inno degli Alpini. Sono davvero imponenti i nostri ragazzi in divisa rossa.
Marciano alla perfezione: sei fi le di dieci elementi. Sembra uno squadrone di giubbe rosse.
Suscitano l’ammirazione di quella enorme massa di spettatori che si mette inaspettatamente a cantare quando il maestro dà l’attacco della “Madunina”. Un forte brivido mi scuote e penso che in quel momento un autentico sentimento di fratellanza unisce coloro che sfi lano a quelli che assistono. Momenti come questi sono unici ed irripetibili e li ho potuti vivere grazie agli Alpini ed alla gente semplice del Veneto.

 

Il resto della giornata trascorre in un clima di estrema cordialità. Siamo diventati tutti come dei vecchi amici, i canti della montagna e curiosi aneddoti ci uniscono ulteriormente durante il viaggio di ritorno.
Mentre ascolto questi canti chiudo gli occhi e mi spiace sinceramente che una giornata come quella che ho vissuto stia per fi nire. Mentre scendo dal pullman incrocio lo sguardo del vecchio Alpino, quello della grappa, che mi strizza l’occhio. Contraccambio con un sorriso. Grazie Vecio!”.
Certamente originale la lettera scritta da Marilena che, dopo una breve riflessione, scopriva di non poter fare l’Alpino semplicemente perché era una donna.
“L’Adunata dalle transenne. Io non sono un Alpino, non ho fatto il militare e, pensandoci bene, non sono neanche un uomo, però domenica 15 maggio io ero là a Treviso, appollaiata su di una transenna sotto il sole di mezzogiorno, con la mia coda di cavallo che sbattevo in faccia a chi mi stava dietro perché volevo vedere tutto, guardare in faccia a tutti quegli Alpini che sfi lavano davanti a me con il sorriso sulle labbra.
Loro, così numerosi alla loro Adunata Nazionale ogni anno, mi hanno fatto sentire l’affetto e il calore che provavano per la loro Arma, i loro compagni, i ricordi e il loro simpatico cappello.

Anche le donne vogliono fare l’Alpino.

Tutti indistintamente dall’età che avevano, erano orgogliosi e felici di sfi lare insieme e lo si vedeva sui loro visi, nei loro occhi ed io, che uomo non sono, ho provato invidia per un’esperienza che non potrò mai vivere in prima persona, ma solo di rifl esso e come spettatrice. Durante quella giornata mi sono ritrovata a pensare che noi donne non proviamo mai a sentirci unite, solidali, amiche se non in poche occasioni e mai in manifestazioni di questa grandezza; c’è sempre molta rivalità tra le
donne, molta competizione, cose delle quali gli Alpini di Treviso non conoscevano neanche il signifi cato!
Beati voi uomini che non avete questi problemi.
Provo invidia per voi Alpini, vi ammiro per la coerenza e l’attaccamento che manifestate in ogni occasione per il vostro Corpo Militare. Giuro che se nasco un’altra volta farò l’Alpino.
Però, vi raccomando, alla prossima sfi lata, guardate anche chi con qualche anno di più si sbraccerà per salutarvi dalle transenne e non soltanto le ragazzine che vi sbatteranno gli occhi dalle fi nestre come avete fatto a Treviso”.

 

Il treno dei bimbi

Fra i monti dell’Ossola, e precisamente ad Osso Croveto di Baceno in Val Antigorio, un ingegnoso sacerdote aveva allestito, negli anni cinquanta, un villaggio utilizzando alcuni vagoni ferroviari ed il 17 luglio 1995, gli Alpini del Gruppo Valle Olona decisero di recarsi in visita a quell’originale luogo. Ecco come fu descritta quella giornata sul “Notiziario”.
“Gli Alpini furono pochi ma con la compagnia di conoscenti e parenti si raggiunse il numero necessario al pagamento del pullman. L’allegra brigata si trovò in una splendida giornata di sole fra le montagne Ossolane accolti all’arrivo da Padre Michelangelo. L’origine del tutto risale attorno al 1950 quando l’emigrazione, specialmente in Svizzera, costringeva al forzato abbandono di mogli e particolarmente dei fi gli affi dati alla generosità di parenti, nonni o dei compaesani.
Era la lotta dei poveri per la sopravvivenza. Padre Michelangelo fece suo questo problema e con l’aiuto dei valligiani creò quel fi abesco villaggio ed anche i ferrovieri dettero una mano.

Visita al treno dei bimbi.

L’iniziale nucleo di assistenza con la proverbiale generosità francescana si aprì a tutti i bambini in diffi coltà.
Contemporaneamente vagone dopo vagone e tanta provvidenza questa realtà andò ingrandendosi sempre più.
Le vecchie carrozze ferroviarie furono trasformate in camerette, sale da gioco, bagni, mense, cucine e chi più ne ha più ne metta. La fantasia si concretizzò in tanti miracoli quotidiani che neppure Padre Michelangelo è in grado di spiegare: forse tanto sudore e alzando lo sguardo lassù. La festa del villaggio ci trovò inaspettatamente partecipi, anzi fummo coinvolti direttamente dal celebrante la Santa Messa, un frizzante e simpatico Monsignore.
A tutti i costi ci volle ai lati dell’altare avendo parole di elogio per gli Alpini di tutti i tempi ma esortandoci ad essere veramente soldati di pace. Dire che questo piccolo riguardo non ci abbia fatto piacere sarebbe un reato. Il Prefetto di Novara ed autorità militari uffi cializzarono la ricorrenza assieme a tantissimi convenuti, turisti e non, spinti dalla bellezza del posto e dall’ammirazione per questo Cappuccino. L’allegra tavolata e i pic-nic sul torrente conclusero questa piccola avventuradel “Valle Olona”. E poi, sarà bello tornarci! (Pio)

 

La Divisione Sforzesca

Nel mese di giugno 1995 lo stradario di San Vittore Olona si è arricchito di una nuova via dedicata alla memoria della Divisione “Sforzesca”, una delle Divisioni protagoniste in Russia della drammatica ritirata del gennaio 1943.
La richiesta dell’intitolazione venne avanzata da chi scrive, allora assessore comunale, per ricordare i diciannove sanvittoresi caduti in quella terra.
“La cerimonia dell’inaugurazione si è svolta sabato 8 aprile e fra le bandiere c’era anche il nostro Gagliardetto. Purtroppo poca presenza della cittadinanza mentre erano presenti alcuni reduci con famigliari di caduti, autorità e banda.
Alcuni componenti del Gruppo hanno collaborato all’allestimento di una piccola mostra fotografica di interesse storico - locale.
Foto di vie, lettere, volti di persone sconosciute ma terribilmente vive e presenti ancora oggi nelle famiglie alle quali sono stati derubati.
Durante il concerto, a chiusura della cerimonia, i brani eseguiti sono stati intervallati da piccole storie di allora con relazioni giornalistiche, considerazioni su brani di lettere spedite dal fronte. Non mancarono attimi di emozione e, presumo, che la discreta penombra della platea abbia anche nascosto qualche lacrima.
Alla cerimonia ha partecipato una splendida persona: Don Oreste Cerri, Cappellano Alpino della Divisione Sforzesca in Russia. Non lo conoscevamo di persona, neppure per fama, ma crediamo che non dimenticheremo quella fi gura di sacerdote così serena e minuta da scomparire quasi nel sedile della macchina. Durante il tragitto parlò delle sue esperienze e, nel contempo, si mostrò molto interessato all’attività del Gruppo”.

Intitolazione di una via del Comune di San Vittore Olona alla Divisione Sforzesca.

 

“Nei momenti di silenzio - scrisse Pio sul Notiziario - mentre lo riaccompagnavo a Vergiate, al Villaggio del Fanciullo da lui voluto, ricostruivo con la mia fantasia la straordinaria fi gura di questo Cappellano certamente simile a quella di Don Carlo Gnocchi e a centinaia di altri cappellani militari. Mentalmente l’ho rivisto vagare fra l’enorme massa degli sbandati, dei disperati
che lottavano per ritornare a casa. L’ho rivestito di stracci, di freddo, di fame, di atroci sofferenze. L’ammiravo quando, dimentico di se stesso, trovava la forza per chinarsi sui morenti ed ascoltare i loro segreti, i loro sogni infranti e la parola più ripetuta: “mamma”.
Don Oreste Cerri volle con tutte le sue forze quell’Istituto, aveva promesso ai suoi “ragazzi” che non avrebbe abbandonato le loro famiglie. E’ stato, il suo, un giuramento nato e voluto in quei terribili momenti quando non è più permesso di scherzare o barare, quando il mistero della vita si trasforma nel mistero della morte. Grazie a tutti i Cappellani, a tutti i Religiosi di ogni culto, grazie Don Cerri: è stato bello conoscerti”.

 

“Lunedì 23 dicembre 1996, abbiamo accompagnato nel suo ultimo viaggio il nostro Socio Pietro Gallo Stampino venuto a mancare dopo una lunga e dolorosa malattia.
Nato il 27 agosto del 1937, Alpino del 6° e Capogruppo nel 1984, é sempre stato presente nella vita del Gruppo sino a quando la salute gli ha permesso di partecipare attivamente alle nostre manifestazioni impegnandosi nei momenti di bisogno, come il reperimento del coro “Amici della Montagna” di Origgio, del quale era stato Presidente, in occasione della serata per la raccolta di fondi per la costruzione dello scivolo, per i portatori di handicap della Chiesa di S. Pietro a Canegrate.
Era stata una delle sue ultime uscite, da quel momento le sue condizioni di salute erano andate peggiorando costringendolo anche a ripetuti ricoveri in ospedale che non gli impedivano, nei momenti di respiro che gli concedeva la malattia, di interessarsi della vita del Gruppo”. “La notte di Natale 1998, mentre eravamo intenti, chi a festeggiare in famiglia, chi a distribuire cioccolata e “vin broulè” dopo la Santa Messa, il nostro “vecio” Giovanni Pisa di Canegrate ci ha lasciati.
Nato il 3 aprile 1910 a San Bonifacio in provincia di Verona era stato chiamato alle armi nel Corpo degli Alpini nel Battaglione Verona. E’ stato presente nella vita del Gruppo fi nché la salute glielo ha permesso ed anche negli ultimi tempi, seppur impossibilitato a partecipare di persona, si teneva sempre informato su di noi dal sempre presente Giovanni Nicoletti che lo ragguagliava quando gli consegnava questo Notiziario. Ora è “andato avanti” e da lassù, con tutti quanti lo hanno preceduto e con i quali aveva portato la penna, ci darà un occhio ogni tanto per aiutarci a mandare avanti la baracca.
Ciao “vecio” e grazie per quanto hai fatto per il tuo Gruppo”.

 

Gennaio 1998 - Ul falò da Sant’Antoni

“Sabato 17 gennaio ore 20,30 in Sede. Siamo già tutti in pista per preparare questa seconda edizione del falò di Sant’Antonio. Una tradizione che risale a tempi antichi, che si ripete ogni sera del 17 gennaio con fuochi accesi nei cortili e nei prati con la gente che si raduna per celebrare un rito pagano che serve a sentirsi uniti. Anche noi oggi vogliamo continuare a proporre questa tradizione dei tempi passati per dare modo alla gente di riscoprire qualcosa delle nostre origini e tramandarle ai più giovani che non le hanno vissute. La presenza di un buon numero di facce nuove e soprattutto “fresche” ci dimostra che abbiamo imboccato la giusta via.

Ul falò.

Nei giorni precedenti siamo stati impegnati a reperire la legna necessaria ead allestire la grande pira che dovrà illuminare e riscaldare l’ambiente; ora l’unica preoccupazione é data dal tempo che durante tutta la settimana, e fi no al venerdì sera, é stato inclemente ma che, per il giorno prestabilito, ci ha regalato una splendida mattinata di sole consentendoci di lavorare tranquillamente. Nel pomeriggio un provvidenziale vento ci ha dato una mano ad asciugare la catasta di legna per cui ora non ci resta che aspettare l’ora stabilita per vedere se il nostro invito é stato raccolto.
La nostra soddisfazione é grande nel vedere che la cittadinanza ha risposto in gran numero e che gli addetti alla distribuzione del “vin broulee” e della cioccolata (molto apprezzati) hanno il loro bel da fare per accontentare tutte le persone che, impazienti, aspettano e reclamano l’accensione del falò. Il protagonista della serata, il grande falò, al momento decisivo compie il suo dovere rendendo superfl uo l’invito a non avvicinarsi: infatti nei 10 metri limitrofi resistevano solo pochi “dannati”.
Siamo rimasti impegnati quasi due ore ed abbiamo visto con piacere la partecipazione della gente, che non si é lasciata sfuggire l’occasione di visitare la nostra Sede restando piacevolmente colpita dal grande lavoro fatto, nonché la presenza di un discreto numero di Alpini. Abbiamo avuto durante la serata anche la visita, a sorpresa, di un Bocia fresco di congedo, a dimostrazione che muovendosi e proponendo iniziative stimolanti ci si può far conoscere alle nuove leve.
Come dicevo prima é stato piacevole vedere tanti Alpini in una occasione uffi ciale, ma resta la perplessità nel vedere scarsa affl uenza nelle serate settimanali nel corso delle quali, non dimentichiamolo, viene organizzata la vita del Gruppo pur godendosi il meritato riposo e che sarebbe veramente ridicolo, se non fosse tragico, l’aver lavorato per tanto tempo avendo come risultato una Sede vuota”.

 

Aprile 1999 - Giornata ecologica

“Lo scorso mese si sono svolte le due giornate ecologiche organizzate dall’Amministrazione Comunale che vedevano insieme gli Alpini e gli alunni delle Scuole di San Vittore Olona per ripulire alcune aree cittadine di pubblica utilità.
Gli incontri si sono svolti in due sabati mattina, il 10 e il 24 aprile, con il medesimo programma coinvolgendo la prima volta gli alunni della quinta elementare delle Scuole Statali, mentre la successiva riguardava la quinta delle Private e gli studenti di prima media. Il primo giorno, il ritrovo insede per contarci e subito via alla volta delle Scuole di via Don Magni dove, puntuali alle 9,30, i ragazzi sono usciti accompagnati dalle loro insegnanti, sempre disponibili alle nostre iniziative, per raggiungere i giardini pubblici in via Roma.
La giornata era bella, il clima mite e tutto è fi lato per il verso giusto anche se, a onor del vero, sembrava quasi che la zona fosse già stata ripulita, ma comunque i ragazzi hanno dimostrato di mettercela tutta raccogliendo fino all’ultima cartaccia o rifi uto. Al termine del lavoro abbiamo appeso all’ingresso dei giardini un cartello che spiegava l’iniziativa promossa dall’Amministrazione Comunale, con le fi rme di tutti i partecipanti.
Dopo di che ci siamo incamminati alla volta della nostra sede continuando a raccogliere sulla strada quanto capitava.
Ancora una volta, il prato della nostra sede è stato apprezzato dai ragazzi che si sono scatenati godendosi la bella giornata ed il rinfresco offerto dal Sindaco. Al termine, a malincuore, si sono lasciati convincere a riprendere la strada della Scuola dove li abbiamo riaccompagnati prima di mezzogiorno. E’ stata un’esperienza positiva che ha dimostrato l’importanza di mantenere
pulito il verde pubblico anche divertendosi.”

 

I bambini, guidati dagli Alpini e insegnantipartecipano alla giornata ecologica.









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Pubblicato su: 2007-09-11 (9729 letture)

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