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Associazione Nazionale Alpini - Gruppo di San Vittore Olona- Via Alfieri - 20028 San Vittore Olona (MI) tel: 3333450040 - sanvittoreolona.milano@ana.it
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Gruppo Alpini San Vittore Olona: Gruppo

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RELAZIONE MORALE 2020 (Luglio 2021)
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RELAZIONE MORALE 2020


Come si può chiaramente supporre, questa relazione non potrà evitare di  tenere conto della situazione particolare causata dalla maledetta epidemia del COVID-19 che ha letteralmente stravolto la vita di tutti noi e di conseguenza anche quella associativa a tutti i livelli, dalle iniziative di Gruppo sino all’annullamento della nostra Adunata Nazionale per il secondo anno consecutivo. Ma se tutto ciò ha comportato un malessere morale e psicologico per aver dovuto rinunciare alla possibilità di incontrarci, stare insieme e poterci dare la possibilità di adempiere ai nostri doveri associativi, anche nei confronti delle gente, la perdita maggiore riguarda la scomparsa all’interno di Gruppi e Sezioni specialmente delle zone del nord, le maggiormente colpite, di tanti, troppi alpini ed amici che nel corso dell’anno ci hanno lasciati, a volte senza neppure poterli salutare ne’ accompagnare nell’ultimo viaggio così come è da sempre nostra abitudine. Anche il nostro Gruppo è stato purtroppo colpito da questi lutti nelle persone di Bruno Polingher, Socio e valido Consigliere e di Ignazio Torno, capogruppo di Arconate da molto tempo sempre presente alle nostre manifestazioni e papà di Cristina, compagna del nostro Angelo Morlacchi, invito quindi tutti a ricordarli insieme agli altri nostri sconosciuti fratelli di penna con un attimo di raccoglimento.

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SUCCEDE (Luglio 2021)
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SUCCEDE


 il trascorrere dei giorni è costellato da momenti    con valenze negative e positive: non si tratta per forza di  grandiosità ma  normalmente  di tante piccole cose, di semplicità che  possono essere  anche negative ma  su queste non vorrei soffermarmi, non penso  sia il caso. Vorrei invece coinvolgere, ammesso sia possibile, coloro che leggono queste righe,  in un fatto piccolo, piccolo, insomma cronaca casereccia ma per me molto gratificante. Ora, com’è noto, fra noi Alpini, molti sono impegnati nella protezione civile con l’intento di  rendersi disponibili alla comunità in svariati modi e vengo al punto. Una domenica mi trovavo come volontario al centro di vaccinazione in quel di Cerro Maggiore. Caldo da vendere, gente che si accalcava, seppur in maniera discretamente  ordinata … non mancavano le battute “grandi alpini …  siete sempre presenti … io ero della Taurinense … io ero dei parà … quell’altro guardando suo figlio sospirava  … quanto ci vorrebbe adesso un po di naja  ecc, ecc.  Purtroppo,  al nostro buon Fabio, capitò la frecciata di un signore che si sentì autorizzato ad insinuare che gli alpini approfittavano dell’occasione, scavalcando la fila, “per fregare” il vaccino a quelli con il diritto di priorità;I pseudo intelligenti si fanno sempre riconoscere.  Il mio incarico, espresso  in termini militari, era di addetto alla sbarra, di piantone  e,  “armato con il mio cappello alpino“, dovevo indirizzare  quanti si presentavano per accedere all’incontro informativo con i medici prima della vaccinazione vera e propria. Piccolo aneddoto, quasi una barzelletta: un sudamericano piccolo così mi chiese dove  poteva acquistare un cappello simile al mio,  hai voglia di spiegargli che non si trattava di un particolare tipo di “sombrero” , che non aveva niente da  spartire con un simpatico oggetto di  folklore, ignoro se abbia capito perché l’ho lasciato leggermente dubbioso, ma forse non mi sarò spiegato bene.

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Verbale Assemblea Annuale (Giugno 2021)
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ASSEMBLEA  ANNUALE DI GRUPPO


Come da regolamento in data 7/5/21 avvenne l’assemblea che invitò tutti i soci a ritrovarsi in sede con lo scopo di  fare il punto della situazione: vita di gruppo, analisi economica, eventuali elezioni a motivo di scadenza delle cariche  e altro  riassumibile nella frase classica: varie ed eventuali. La particolare situazione  causata dall’epidemia ci impose l’osservanza di norme stabilite vale a dire: distanze fra i partecipanti, previo controllo della temperatura di ognuno al momento dell’ingresso  nonché il rispetto legato all’orario di chiusura. L’afflusso dei soci superò le aspettative: in effetti tenendo presente a  quanti non potevano presenziare  si è potuto essere soddisfatti del numero dei partecipanti: va  evidenziato come un ns. socio fosse collegato in video-conferenza dal  Friuli… La presenza dei consiglieri  Rodeghiero di Magenta e  Piccioni  di Legnano ufficializzò la presenza della Sezione  per cui all’ora convenuta ebbe inizio la riunione previo saluto alla Bandiera seguita  dalla relazione sociale del capogruppo e da quella economica tenuta dal revisore dei conti. Ambedue, a disposizione di ognuno presso la segreteria, furono approvate  dall’assemblea, seguite dall’elezione dei due consiglieri  scaduti : riconferma di  Cestarolli  assieme al  neo eletto Stefano Parini. Sommariamente: il capogruppo relazionò sull’anno  trascorso evidenziando il difficile momento attraversato segnato dalla morte del socio nonché consigliere nella persona di  Bruno Polingher  e   dall’epidemia che troncò ogni tipo di  attività sia di gruppo che nell’ambito comunitario  causando anche difficoltà di relazione ed incontro fra i soci  accompagnate dagl’immancabili problemi economici sempre presenti, spese  e bollette per intenderci, che  a ben guardare  contrassegnano la vita di ogni gruppo dell’Associazione e non solo.

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Premessa - Presidente Draghi (Maggio 2021)
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PREMESSA

Soltanto per una breve considerazione. Ieri mi è arrivato con la posta l’Alpino e, come sempre, da subito mi leggo l’editoriale del Direttore, Don Fasani che in quest’ultimo numero riflette sul recente programma televisivo  “La caserma” argomento già trattato dal sottoscritto in un articolo, “articolo: parola grossa”, sul Penna Nera di aprile a titolo  “Progetto”. Fino a  qui niente di che. La cosa che mi ha ulteriormente meravigliato l’ho trovata alla pagina successiva dove nella rubrica “Lettere al direttore” leggo  quella  inviata alla redazione  a firma Gen. Di Dato ex direttore dell’Alpino che commenta con toni  non certo benevoli l’attuale malattia nazionale chiamata anglofilia a tutti i costi.  Eh no,  non può  essere; ma guarda caso: sto per consegnare al nostro “direttore” del Penna Nera quattro righe già preparate da qualche giorno attinenti allo stesso problema: che strano. E mi è venuto in maniera spontanea, quasi schizofrenica un piccolo pensiero: vuoi vedere che qualcuno dei tre copia l’altro, quasi un plagio? o non penserete che io “penna biro” di un giornalino di gruppo mi metta a  “scopiazzare” o in competizione con queste “Penne d’oro” di valenza nazionale? non sarà piuttosto  una piacevole coincidenza meritevole alla fine di un balsamico sorriso?   AMEN.

PRESIDENTE  DRAGHI

 Dio ti benedica. Chiariamo: qui la politica non ha niente a che vedere e mi spiego riandando a quanto da lui detto, credo alla Camera,  ad un certo momento di un suo intervento: perché io devo parlare in  inglese e,  io aggiungo,   non usare termini che esistono e ci sono tranquillamente nella lingua italiana? Siamo alle solite. Lo so di ripetermi sull’argomento ma se un tale Signore sbotta con questa espressione un motivo ci sarà e  per di più non deve essere suffragato dal mio parere. Io non ho nulla contro la lingua inglese anzi mi dispiace di non conoscerla ma non si può conoscere e sapere tutto. Ai miei   tempi  e lo posso dire, accidenti a quanti anni sono passati, alle medie vigeva  il quasi obbligo della lingua francese  dopo le quali  per altre  lingue inglese, tedesco ecc … ci si rivolgeva al liceo linguistico   come  adesso: ma per non perdere il filo del discorso,  posso solo ricordare con  un certo  brivido il “mazzo” che mi hanno fatto, dalle prime nozioni nelle elementari   alla maturità  per  lo studio della lingua italiana, dal Petrarca  a tutta l’enorme quantità di autori e scrittori che si sono succeduti durante i secoli e, guai  dimenticare i Promessi Sposi,   chiudere in gloria con la Divina Commedia. I ben informati mi dicono che oggi l’italiano  sia la quarta lingua più studiata nel mondo;  magari nel mondo forse,  in Italia  credo  sia la più massacrata.

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Congratulazioni (Maggio 2021)
Gruppo

CONGRATULAZIONI

E’ con grande soddisfazione che tutti i Soci del nostro Gruppo si complimentano con gli amici del Gruppo Cinofili di Nerviano che, quali volontari di Protezione Civile, fanno parte della Sezione tramite il nostro Gruppo e che hanno ricevuto dal Comune di Nerviano nella persona del Sindaco Massimo Cozzi, l’attestato di civica benemerenza per la disponibilità, la presenza e il contributo dimostrato nel corso della pandemia e come esempio di senso civico.

E’ confortante e gratificante constatare come l’opera svolta dagli amici di Nerviano, al pari delle migliaia di Alpini e Amici in tutta Italia che da subito si sono resi disponibili ad aiutare, venga riconosciuta dai rappresentanti della comunità, e da parte nostra  un plauso ai nostri cinofili per averlo dimostrato in questo difficile periodo.

 


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PROGETTO (Aprile 2021)
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PROGETTO

Così è stato definito il recente prodotto televisivo intitolato  “LA CASERMA”. Sono sicuro che avrà suscitato molteplici  reazioni da parte dei telespettatori.  Neanche a farlo apposta sull’ultimo numero del nostro mensile “L’ALPIN0” una signora invia al direttore una lettera inerente a questo programma.  Una valutazione  sullo stesso argomento “la famosa caserma”  mi era venuta immediata già dalla prima puntata,  prima di quella famosa lettera. Mi sono scoperto  curioso e nello stesso tempo leggermente diffidente, sarà una baggianata, un solito minestrone dettato da esigenze televisive e/o  di spettacolo ma con tutta l’ingenuità che posso avere, alla fine non l’ho trovata poi tanto male. Ovviamente non sono in grado di valutarne la tecnica televisiva, la regia c… e men che meno mi  azzardo a conclusioni a dir poco avventate però mi sono scoperto a  riflettere su quanto mi aveva suscitato  da subito. Seduto sul divano mi sono ritrovato   fra quei ragazzi  alle prese con  “Figaro”  l’inesorabile e sadico barbiere, alla vestizione,  al … va là che ti vanno bene camicie, mutandoni più meno felpati abbinati a  pantaloni ascellari … non parliamo poi del cappotto che a tutti i costi era perfetto anche se lo pestavi … non si osava neppure pensare che il maresciallo, lo stilista militare addetto al magazzino  vestiario si sbagliasse … devo essere sincero: si preoccupò seriamente con un tocco di umanità che gli scarponi  fossero perfetti, personalizzati, antivesciche (provali, cammina avanti e in dietro però datti una mossa, sù, sù, desgrubia, sbranina; parole da me mai sentite ma intuite subito, al volo). Lui, burbero benefico,   sapeva bene a cosa  andavamo incontro.

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La Video Lezione (Marzo 2021)
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LA VIDEO LEZIONE

Mercoledì 3 febbraio, su invito della Prof.ssa Baroni del Liceo Linguistico Statale di Arconate e d’Europa, ho avuto il piacere di partecipare ad un incontro con gli studenti di quarta che stanno lavorando su un progetto storico – naturalistico riguardante la zona del Monte Orsa nel varesotto, sovrastante la Val Ceresio. Il mio ruolo sarebbe stato quello di illustrare la parte storica in particolar modo quella riguardante la linea Cadorna che, nelle postazioni collocate sulla cresta che univa il Monte Orsa al Monte Pravello, costituiva uno dei punti più impostanti e fortificati di tutto il sistema difensivo che costituiva la Frontiera Nord comunemente chiamata appunto Linea Cadorna. Confesso che, pur essendo oramai abituato ad intervenire  nelle scuole, nutrivo una certa preoccupazione sul coretto svolgimento dell’incontro in quanto, a causa della situazione pandemica che vieta la presenza fisica di chi non è studente o docente, il tutto si sarebbe svolto in video conferenza, cosa che a uno come me mette già l’agitazione addosso, ma devo dire che alla fine con l’aiuto paziente delle insegnanti tutto è andato bene. Anzi, se possibile oserei dire che il risultato è andato oltre le aspettative, infatti l’incontro che era previsto durasse circa 45 minuti, alla fine si è protratto per quasi due ore con i ragazzi che non finivano più di fare domande che, se all’inizio vertevano sul tema della Linea Cadorna, dopo un po’ si sono spostate in massa  sul volontariato, la Protezione Civile, e particolarmente sugli alpini, la loro storia, l’organizzazione e le finalità associative, insomma alla fine della fiera siamo finiti a fare una lezione…su di noi.

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Gennaio 2021 (Febbraio 2021)
Gruppo

 

GENNAIO 2021

Pensare ad un articolo in questi tempi per il nostro Penna Nera è un’impresa a dir poco  acrobatica. Come tutti sappiamo la  realtà associativa è al limite dell’esistenza. Tutti in casa bloccati da questa pandemia che sta mettendo in ginocchio  anche l’ipotesi di una qualsiasi fattibilità  e   il tempo trascorre in maniera monotona con la fantasia di ognuno che tenta di inventare  costantemente    quanto si   possa fare per evitare di cadere nell’abulia più penosa. Detto ciò  spulciamo fra le piccole cose e/o avvenimenti  che sono successi. Abbiamo avuto  in sede un’incontro serale, breve a  causa del successivo coprifuoco,   un mini incontro durante il quale fra le altre cose si è approfittato al  rinnovo del bollino per i presenti  con l’invito,  passa parola e successivo inserto sul nostro giornalino, per  quanti non erano intervenuti . Giorni fa parlando con un alpino di un altro gruppo gli raccontavo dei nostri tentativi per tenere uniti i soci   accennando  alla modalità della video-conferenza. La sensazione è stata di meraviglia nonché di approvazione  forse con  una  segreta speranza  d’imitazione.  Tornando a noi, dopo i vari tentativi per migliorare  questa modalità  relazionale  intrapresa dal nostro capogruppo in sinergia con il segretario ai quali ad onor del vero vanno riconosciuti un costante impegno nell’attività nascosta di segreteria, amministrazione e relazione con la nostra Sezione di Milano senza dimenticare il  notiziario Penna Nera, dicevamo, finalmente   è stato raggiunto  un buon risultato . Sembra poca cosa ma io credo  d’estrema importanza.  Non va dimenticato  che a partire dal sottoscritto le capacità d’ interagire con app., Pc  e telefonini, più volte siano naufragate  in  cordiali risate …. ma ora ci stiamo riuscendo: proprio venerdì 18 u.s. ci siamo ritrovati in un numero considerevole  di   ” informatici “ e con un ottimo esito. Ormai chi ci ferma? Sicuramente  positivissimo il poterci vedere e relazionare seppur  attraverso un monitor con quanti sono impossibilitati per svariati motivi  a frequentare  la sede; forse varrebbe la pena di mettere a calendario  qualche  riunione-video a beneficio di queste persone. Una serata ogni tanto  non guasterebbe o sbaglio?

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13 Dicembre 2020 (Gennaio 2021)
Gruppo

 

13  dicembre 2020


Domenica 13 dicembre: quest’anno per noi alpini   ha significato la Messa nel duomo di Milano in occasione del Natale e per continuare quanto si era proposto  l’Alpino Prisco  ossia ricordare  i compagni d’arme che ha lasciato nelle steppe della Russia, in  quella disgraziata campagna durante la seconda guerra mondiale. Da allora gli anni sono passati, anche Prisco ha raggiunto i suoi Alpini però ha lasciato un impegno all’Associazione, continuare  a ricordare. Così ogni anno l’ANA puntualmente  si ritrova in dicembre sia per continuare l’impegno iniziato da Prisco  unendo nella  memoria  i caduti di tutte le guerre  e sia per augurarci un  Natale  che ci aiuti a sperare in un futuro sempre più migliore. Forse mai come in quest’anno la speranza cozza contro una realtà che ci sta opprimendo e spaventando, sì spaventando,  come non succedeva da anni.  Dal dopoguerra, la seconda, si sono succeduti  periodi veramente brutti, dalla difficoltà del ricupero economico  ai famosi anni di piombo, dalle lotte  sindacali a quelle politiche; roba che tiene banco anche  nei nostri giorni, seppur in modo alquanto diverso  e delle quali è meglio non parlarne, almeno in queste righe. Ora questa realtà, questa BESTIA chiamata Covid-19 ci sta perseguitando, colpendo in tutto il mondo, costringendo l’umanità ad una corsa-difesa che non trova paragoni e questo vale  anche per quanti non vogliono arrendersi all’evidenza dei fatti chiamati morti. Non era scontato che quest’anno si potesse  “festeggiare” il Natale,  anche il Vescovo lo ha fatto notare in duomo durante l’omelia, ma gli Alpini seppur ridotti di numero per imposizioni sanitarie ci sono riusciti e si sono  ritrovati attorno ai propri vessilli schierati prima in Duomo e successivamente nella piazza antistante.

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RIUNIONE DEI CAPIGRUPPO (Dicembre 2020)
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RIUNIONE DEI CAPIGRUPPO

Pensavamo di avere raggiunto il punto più basso nelle nostre relazioni effettuando le ultime 3 riunioni dei Capigruppo presso il grande spazio del 3P a Cesano Maderno in modo di rispettare le norme di distanziamento, ma siamo ricaduti nel baratro e l’ultima riunione dello scorso 9 novembre è tornata a svolgersi in video conferenza ed il fatto che fossimo collegati in 45 non ha mitigato l’amarezza di non poter essere presenti fisicamente, che è poi quello che principalmente costituisce la nostra forza, lo stare insieme. Comunque l’ordine del giorno è stato rispettato e così, dopo il saluto alla Bandiera, il Presidente Boffi è passato ad illustrare i punti in programma iniziando dalla Legge Regionale approvata dall’intero Consiglio Regionale Lombardo che ha istituito, con cadenza il giorno 2 aprile di ogni anno, la Giornata della Riconoscenza Alpina quale riconoscimento per l’impegno che Veci e Bocia hanno fatto e continuano a fare per il bene della collettività, al di sopra di ogni ideologia partitica e per l’esempio che da sempre l’A.N.A. porta alle nuove generazioni con l’impegno nel volontariato, nel tramandare i valori che da sempre sono alla base dell’Associazione. Saranno anche messe a disposizione delle risorse al fine di incrementare e sostenere le nostre iniziative ad iniziare dai Campi Scuole e dagli incontri con gli studenti. Fortunatamente alla fine di ottobre è stato possibile celebrare una S. Messa in ricordo degli alpini andati avanti e, seppur forzatamente, non potendo contare su una grande partecipazione, l’importante è stato mantenere viva anche questa fiammella che si unisce alle tradizioni per noi importanti.


 

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Natale in Russia 1942 (Dicembre 2020)
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 Natale in Russia 1942                                     

Mancavano tredici giorni al Santo Natale il fronte era calmo si pensava di festeggiarlo in buona armonia  avevamo il presepe fatto da un soldato di Guastalla con dei blocchi come il gesso che prendeva nel scavare i camminamenti, li scolpiva con un temperino la prima che aveva fatto la  Madonna  me la fa vedere a me, li dico che sei  bravo poi il S. Giuseppe  e il bambino li dico sei un artista fanne ancora che a Natale li faremo festa, difatti fa tutto, tante statuine i pastori ,i ramponari la stella, un angelo.  Li metto nel forno della casa che eravamo, l’angelo di fuori in alto  dal forno con la stella, il bambino al centro del forno, in fondo del forno la mangiatoia con il bue e l’asinello ,era un presepio meraviglioso, non pensavo più che un soldato della mia squadra era capace di fare quel lavoro, lo guardano tutti i soldati del plotone, che erano in quella casa. L’altro plotone era in un altra casa sono stati informati  e  venivano a vederlo. Ma a Natale avevamo già fatto 400 chilometri di ritirata mi veniva in mente da quel bel  presepio che abbiamo lasciato che non abbiamo potuto festeggiarlo. Ma ero tanto contento di essere salvato da quel fronte terribile quel presepio è rimasto in quella casa dei Russi che anno dovuto sfollare per entrare noi per ripararsi dal freddo, ma quando sono tornati chissà cosa hanno detto di quel presepe meraviglioso, hanno un ricordo degli Italiani che erano nella loro casa. L’ avranno fatto vedere a quelle case che stavano vicino, quel presepio l’avrà visto anche lo starosta del paese che magari l’avrà posto per farlo vedere a tutti quelli del paese e altri ancora che quel presepio era davvero bello, le bambine di quel paese mi chiedevano delle immagini erano tanto devote ai santi e alla madonna. Ci scrivevo a casa di mandarmi delle immagini per darle alle bambine  mi davano un pezzo di pane erano tutti contenti e anche noi con un pezzo di pane non si soffriva per il mangiare. Ma quando hanno visto quel bel presepio chissà quando lo pagavano per averlo. Quel soldato di Guastalla  era del 1921 un mio coscritto del suo nome non sono capace di andare a saperlo ma perché son passati 40 anni ma nella ritirata non mi ricordavo più; venne un suo paesano che faceva l’autista a trovarlo lo chiamava per nome e poi era della mia squadra so tutti i nomi dei altri ma il suo non sono capace  di ricordarlo mi pare  che incominciava con la V. In ritirata non l’ho visto, di caduti sono stati tanti e tanti prigionieri e feriti speriamo che è tornato anche lui sano e salvo da quel fronte tanto pericoloso.  Che ha un ricordo in Russia del presepe che tanti non li credeva ma io sono testimone del suo bel presepe che a fatto ai primi giorni di Dicembre 1942 in Russia.

                                                                                         

 Croci Luigi

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QUALCHE GIORNO FA... (Dicembre 2020)
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QUALCHE GIORNO FA’…


Devo smentire qualche mia riga  (il termine ”articolo” è troppo impegnativo) sul numero precedente del nostro notiziario. Vengo  al punto. Mi ero illuso: volevo solo far presente che l’attività associativa pian piano si poteva riprendere. Era passata la prima ondata pagata a caro prezzo e la prospettiva di un’ allentamento  delle misure imposte ci aveva confortato: era quasi finita,  massì, con un po’ di attenzione era  fatta … si potrà ripartire. Lo credevamo un po’ tutti, alcuni forse troppo, dimenticando quanto ci era stato raccomandato: attenzione,  prudenza  ma forse ci sembravano  un po’ tutti degli esagerati … ma i cosiddetti esagerati, purtroppo, avevano ragione. Adesso eccoci alla seconda ondata di questa pandemia, di questa BESTIA come l’avevo definita e che bestia. l’Italia pressoché alle corde e  da subito, tre regioni no tre paesi,  zona ROSSA”, ospedali allo stremo, personale sanitario ormai al limite  ridiventato eroico dopo la dimenticanza estiva;  ora siamo  bloccati in casa costretti da leggi ancora più stringenti  rispetto agli inizi dell’anno e la prospettiva di una soluzione definitiva che si perde nella nebbia della speranza.  Uno spiraglio di vita associativa però c’è  stato:  la prima domenica di novembre, ligi alle disposizioni  vigenti, quattro soci  su due macchine si sono recati per un momento di raccoglimento nei vari cimiteri, sulle tombe dei nostri “andati avanti“ e   che non possono essere dimenticati: glielo dobbiamo.

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Dopo le ferie ... (Novembre 2020)
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 Dopo le ferie …


… almeno per chi le ha fatte! Dunque:  la vita sociale del Gruppo dovrebbe ripartire. A sto punto io la immagino come un carro con le ruote quadrate: a furia di spingere, tirare o trascinare, queste ruote dovranno prima o poi smussarsi, levigarsi e girare come Dio comanda. E’ la speranza di tutti noi. In effetti fa strano pensare all’attività  esercitata  fino a sei mesi  or sono  e adesso avere tutto vietato da decreti, seppur salutari  e necessari a causa di questa ” BESTIA” che non faceva sconti prima e che ancor oggi colpisce centinaia, migliaia di vite; ma  fino a quando?  Ora ci stiamo provando  dopo il rientro  nella vita di tutti i giorni. Durante  tutti quei mesi di incognite e di paura … diciamolo pure “PAURA” … siamo rimasti  in contatto aiutandoci anche con qualche video-conferenza ma  ora, piano  piano, ci stiamo ritrovando, quasi un risveglio da un letargo imposto ma   sempre ligi nell’osservanza delle leggi. Come tutti sanno tutte le attività sociali   sono rimaste in parcheggio e mi riferisco a rievocazioni o festeggiamenti di   Gruppo o di Sezione  e a    manifestazioni storiche / sportive indette o patrocinate dall’Associazione: tutto è stato rimandato in attesa di  tempi migliori. Detto ciò, purtroppo, al di là della volontà di rimettersi in marcia bisogna far presente come  alcuni soci, a volte dimentichino l’esistenza della nostra sede. Farebbe   piacere la loro presenza,  meglio se frequenza, oltre ai soliti tre o quattro  perché, come già ricordato, la vita del gruppo sta riprendendo a piccoli passi  anche se non in modo plateale  vivendo i  momenti  dello stare insieme  che non sono sempre piacevoli  ma  purtroppo anche tristi, come la morte di Ignazio Torno Capogruppo di Arconate, uno di casa nella nostra sede:  una persona che sarà ricordata specialmente  per la volontà e  tenacia con la quale ha combattuto  ANNI per realizzare, ricostruire la nuova Sede del suo Gruppo dopo il doloso e vigliacco incendio di quella precedente,  fino a raggiungere  la vigilia della completa  realizzazione del suo sogno, a  pochi passi dall’inaugurazione;  la voleva a tutti  i costi  ma la vita lo ha tradito impedendogli di coronare il frutto di tanta battaglia perché tale è stata.

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La casa degli alpini (Ottobre 2020)
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LA CASA DEGLI ALPINI


Questa estate, dopo tanti anni, ho trascorso le mie vacanze sulle Dolomiti avendo come base la località di Malga Ciapela ai piedi della Marmolada sul versante veneto, ed ho avuto l’occasione di conoscere alcune persone con le quali ho passato del tempo dopo cena. Con una di queste, un emiliano, una sera ho intavolato una discussione sull’importanza per un alpino riguardo la propria sede, sia di Gruppo che di Sezione, considerazioni nate dal fatto di frequentare da una quarantina d’anni,  con una certa assiduità, un posto che agli occhi dei più, è un semplice “luogo” ma che per l’alpino rappresenta qualcosa di speciale. Questo nuovo amico insisteva nel dire che una sede associativa, di qualunque associazione, altro non è che un locale piuttosto che una struttura che può essere tranquillamente sostituita da un’altra al bisogno senza che venga sminuita la sua importanza, mentre il sottoscritto era di tutt’altro parere e si lanciava nella “sua” spiegazione. La sede di un Gruppo alpino, dicevo al mio interlocutore,  non è solo una sede, ma fa parte della vita dell’alpino stesso, non per nulla la maggior parte di noi quando ci si da appuntamento lo fa dicendo: “ci vediamo in baita”, si baita, non sede, baita come quella che nella domanda del capolavoro “Il sergente nella neve” di Mario Rigoni Stern, il fido Giuanin rivolgeva continuamente: “Sergentmagiu, ghe rivarem a baita?” dove baita, appunto, stava per Nazione, paese, casa e affetti che racchiudevano il mondo sicuro dove poter fare  ritorno e stare finalmente in pace.

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Sacro e profano (Luglio 2020)
Gruppo

 

SACRO E PROFANO

Due termini di senso opposto  ma necessari per inquadrare  due momenti della nostra vita di gruppo. Purtroppo la chiusura  delle nostre ”baite”, speriamo ancora per poco,  crea un notevole ostacolo alla  vita di gruppo. Infatti gli incontri settimanali erano il momento nei quale ci si trovava per vivere  la familiarità e  nella quale, di volta in volta,  fare il punto della situazione. Ora l’impossibilità di tutto ciò  evidenzia l’importanza del nostro notiziario per cui è giusto, suo tramite, portare a conoscenza dei soci  quanto  fatto o ipoteticamente fattibile. Detto ciò veniamo al SACRO: niente di superlativo ma sicuramente di una valenza non trascurabile: mi riferisco  all’invito espresso dal Parroco  su proposta del Comune ossia riunire le varie Associazioni in un momento di  raccoglimento in memoria dei nostri morti e nello specifico delle  vittime di questo virus che ci sta distruggendo. Fu cosi che  ci siamo  riuniti un giovedì sera durante la Santa Messa Vespertina assieme al Consiglio Comunale, all’Arma dei Carabinieri nella persona del comandante di Stazione, alla  Polizia Locale, con i rappresentanti delle varie associazioni, Banda, Croce Azzurra, Alpini, Scout. L’omelia del Parroco e le parole  del Sig. Sindaco diedero risalto al  nostro essere presenti: mi ritrovai   da subito  con la fantasia lassù in Ortigara  presso la Colonna Mozza, il nostro monumento Alpino immortalato dal motto “per non dimenticare”:  ora siamo oppressi da una guerra seppur d’origine diversa  ma  sempre di  guerra si tratta: allora nel ’15 - ‘18 ha causato una  strage  per motivi  politici, patriottici; ora  questa pandemia  sta  mettendo  a dura prova il mondo intero. Mi permetto di suggerire: forse la Natura sta tentando di dirci qualcosa? 

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VITA ASSOCIATIVA (Giugno 2020)
Gruppo

VITA ASSOCIATIVA


La pandemia che ha colpito in tutto il mondo ogni aspetto della vita considerata “normale”  sino all’inizio di marzo, ha inevitabilmente avuto ripercussioni anche su ogni tipo di vita associativa, compresa quella degli alpini. A parte le situazioni tragiche che hanno visto coinvolti i fratelli delle Sezioni Bergamasche e Bresciane che hanno purtroppo annoverato fra le loro file la scomparsa di molti Soci che erano stati colonne portanti dell’Associazione, fondatori di Gruppi e Sezioni e portatori di saggezza ed esperienza che hanno lasciato un vuoto incolmabile tra gli alpini, anche noi, nel nostro piccolo abbiamo visto stravolgere le nostre abitudini, i nostri appuntamenti e le visite che facevamo regolarmente (chi più, chi meno) nelle nostre sedi. E’ pur vero comunque che se da tre mesi a questa parte infatti la nostra vita associativa sembra quasi essere stata ibernata con la cancellazione di manifestazioni, eventi, incontri conviviali e quant’altro costituiva il tran tran associativo che ora tutti rimpiangiamo, sino ad arrivare all’impensabile cioè la sospensione dell’Adunata Nazionale (solo speriamo) rimandata, è pur vero che in questo tempo gli alpini non si sono mai fermati e non sono rimasti con le mani in mano, ma si sono dati da fare per far girare la grande ruota della solidarietà che tanto è stata preziosa in questa emergenza. Accanto alla magnifica realizzazione dell’Ospedale di Bergamo, diventato esempio di efficienza a livello mondiale e che ha costituito il clou dell’impegno associativo, in tutta Italia i Gruppi si sono messi a disposizione per aiutare laddove era richiesto un aiuto ed abbiamo visto volontari impegnati nella distribuzione di medicinali, pasti, spese, mascherine e presidi medici senza porsi limiti di orario o presenza. Con l’avvento della cosiddetta Fase 2 molti di questi impegni sono stati ridimensionati, anche se c’è ancora richiesta di presenza per alcune “nuove” attività, cosicché anche nel nostro Gruppo alcuni volontari hanno risposto alla richiesta della Parrocchia per regolare l’afflusso dei fedeli partecipanti alle Cerimonie Religiose.

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Sperare (Giugno 2020)
Gruppo

 

SPERARE

 Non so come ma questa parola mi suona tanto da lotta contro i mulini a vento; parliamo di sanità. Mi piange l’anima  nel vedere come siamo ridotti e credo che la stessa convinzione alberghi in tutti noi. La nostra ormai non è più una speranza  ma piuttosto una certezza. La sanità nazionale da anni orgoglio italiano è diventata  merce di scambio fra le varie correnti politiche. Riusciamo a salvarci, è assurdo scriverlo, con le convenzioni fino a quando anche in quel settore si tirerà del tutto la cintura e allora saremo alla fine. Le vecchie mutue, ricordate quelle di una volta, avevano solo bisogno di un costante aggiornamento sia nel personale che nelle attrezzature; erano i primi parafulmini dell’assistenza assieme ai plurifacenti medici di famiglia attivi a 360 gradi, dalle suture  ai parti,  si andava in P.S.  e  in Ospedale per il ricovero come modalità veramente indispensabile. Ora in virtù di una decantata miglioria della gestione economica e funzionale i tagli alla spesa pubblica sono  giornalieri camuffati da acrobazie burocratiche: ogni giorno ci sono novità per cui dalla sera al mattino ti rendi conto che le difficoltà per accedere all’assistenza  diventano sempre più una certezza nella più rosea delle ipotesi dovrai sbrogliartela, come in un dedalo fra le  difficoltà burocratico-sanitarie svicolando con tanta e tanta fortuna fra extramoenia, intramoenia, extramuraria  ( sembra si parli di edilizia sanitaria ). La  politica sanitaria di questi ultimi anni si è dimostrata soltanto una rapina  governo dopo governo praticata dai partiti di ogni colore con il risultato che abbiamo sotto gli occhi, gli esami, anche i  più banali, hanno tempi biblici. Ricordo  quando allo sportello fiorivano le imprecazioni allorché gli appuntamenti per gli esami più tecnici e sofisticati erano a 15/20 giorni;”fò tempo a morir “ erano quelle più pulite.

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Notizie dalla trincea (Maggio 2020)
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NOTIZIE DALLA TRINCEA

Buon giorno a tutti, non me ne vogliano gli amici della Sezione se prendo in prestito, parafrasandola, la testata di informazione sezionale che puntualmente arriva nelle nostre case, malgrado i difficili e surreali tempi che stiamo vivendo e che mantiene vivo il filo che unisce gli alpini ai propri Gruppi e Sezioni. E’ veramente una situazione di estrema difficoltà per tutti noi quella che stiamo vivendo e che non trova riscontro in nessun periodo della nostra storia e che segnerà per tanto tempo il nostro modo di vivere e di convivere con gli altri, a cominciare dai nostri famigliari, per arrivare a chi non fa parte della nostra ristretta cerchia di conoscenze tra i quali si collocano gli appartenenti alla nostra famiglia verde. Si perché uno dei pericoli in ambito associativo che correremo dopo la cosiddetta riapertura, o fase due che dir si voglia, riguarderà proprio il riprendere a ritrovarci e ad essere alpini, riprendendo le nostre abituali iniziative, senza strafare certo, ma con l’intento di tornare a una, seppur forzata, normalità. E a questo punto entra in gioco ognuno di noi, alpini, amici, aggregati ognuno con l’impegno morale di dare il proprio contributo a iniziare magari proprio da chi non ha mai frequentato o da molto tempo ha tralasciato la vita associativa perché, parliamoci chiaro, vista l’età non sempre verde di chi sinora si è impegnato mantenendo vivo il nostro Gruppo, è presumibile che, seppur con un allentamento delle limitazioni, si corre il rischio che venga meno la presenza di alcune figure “storiche” ed è appunto in questo momento che sarà richiesta la presenza di nuova linfa vitale per poter proseguire la nostra vita associativa.

 

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Scrivo o non scrivo? (Maggio 2020)
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Scrivo o non scrivo?


 Questo è il problema e se scrivo, con la BURIANA di questi tempi che c….o scrivo? Sarei ben felice se qualcuno mi desse una risposta,  una qualsiasi,  non importa. Ormai sono quindici giorni che sono letteralmente chiuso in casa:  una volta che hai esaudito qualche … sognata pigrizia, ti domandi e mo? Frastornato da quanto si sente alla tv o  si dice fra noi al telefono  o tramite internet ormai ti rendi conto  che siamo  aggrappati solo ad una speranza per chi non crede e ad una fede per altri; ambedue cose non facili: non facili perché la realtà che ci  circonda è costituita in gran  parte da fatti concreti  listati a lutto.  Stiamo assistendo ad un crollo di un imperativo imposto da un maniacale arrivismo, da una  chimera di potenza infinita, costi quel che costi, fossero pure i morti: adesso ci siamo. Sono bastati solo due mesi per metterci in ginocchio e   costringerci a chiedere aiuto al mondo  intero: chi l’avrebbe mai detto eppure. Ce la faremo a risalire la china?  Siamo nel mezzo di un disastro che mi ricorda la costante domanda che Giuanin faceva al suo sergente, Mario Rigoni Stern autore del famoso “Il sergente nella neve“ Sergentmagiù ghe rivarem a baita?  Erano in Russia: nelle postazioni sul Don e durante la tragica ritirata che immortalò l’epopea alpina  Giuanin  era certo solo della catastrofe che lo circondava e non gli offriva   nulla se non una disperata  speranza. Erano in guerra, anche noi oggi lo siamo: una guerra diversa  nella quale nessuno di noi ha certezze e non può  fare scommesse, ma  solo resistere e  sperare … che finisca presto in modo tale da poter gustare ancora la bellezza della normalità; non sono parole mie ma sentite alla radio, RTL per l’esattezza.

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E gli alpini ritornano a scuola (Marzo 2020)
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E GLI ALPINI RITORNANO A SCUOLA


E ci ritornano in grande stile con una intera settimana di “lezioni” che ci hanno visti impegnati su due fronti distanti fra loro una cinquantina di Km. e rispettivamente a San Vittore Olona e a Melzo. Tre di questi incontri si sono tenuti nelle giornate del 3 - 4 e 7 febbraio alle Scuole Medie di San Vittore Olona dove, grazie all’interessamento e al lavoro preparatorio delle Prof.sse Ori, Colucci e Aura abbiamo incontrato gli studenti delle terze medie ai quali abbiamo proposto una riflessione sulle condizioni di vita (e purtroppo anche di morte) dei soldati impegnati nel primo conflitto mondiale e della loro permanenza durata a volte diversi mesi nell’inferno delle trincee sottoposti al tiro e agli attacchi degli avversari, che comunque erano ragazzi come loro che si sono trovati a subire una guerra ingiusta dove ogni “parte” ha pagato un prezzo altissimo. Naturalmente la lezione verteva anche sulla permanenza in postazioni di alta quota in quella poi chiamata “Guerra Bianca” dove i soldati, soprattutto gli alpini, hanno dovuto affrontare condizioni veramente disumane.

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La guerra in Russia (Marzo 2020)
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La guerra in Russia con gli occhi di Croci Luigi


11 settembre 1942 i Russi avevano passato il fiume Don attacando i nostri in prima linea poi la mia compagnia va all’asalto i russi si sono ritirati nelle loro posisioni ma fanno un sbarramento con i mortai, un fuoco terribile su di noi.

 

A militare a Ventimiglia

Quando sono partito per il militare dovevo andare a Ventimiglia non sapevo dovera poi ho saputo che era in Liguria e c’è il mare ero  contento cosi potevo vedere il mare che non lavevo mai visto arrivati  a Ventimiglia la stazione era stata bombardata entriamo in una baracca aspettare che veniva la musica accompagnarmi sapevano che quel giorno venivano le reclute. Il mio Reggimento aveva combattuto in Francia erano verso il ….    e il monte grosso. Erano diciotto mesi che ero a militare c’è ordini che dovevamo andare in Russia eravamo in pensiero andare a fare la guerra ci pensavamo tutti anche quelli che avevano fatto già due guerre. Arriva il Re passiamo in rassegna i ultimi quindici giorni a Ventimiglia cera tanta gente che venivano trovare i suoi figli o fratelli  per vederli e salutarli forse per l’ultima volta, quando facevamo le marce vedevo per tre o quattro chilometri soldati una lunga colonna pareva che tutti i soldati D’Italia erano a Ventimiglia ma cera solo  un reggimento in giro per Ventimiglia si vedeva solo che soldati.

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Riflessione (Marzo 2020)
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RIFLESSIONE

Permettetemi una riflessione su questo particolare momento che la nostra Nazione sta vivendo a causa dell’epidemia che ha costretto ognuno di noi se non a stravolgere, sicuramente a cambiare le abitudini che rendevano la nostra vita “normale”. Non entro nel merito della validità e del tipo di misure adottate, ci si augura che gli Enti preposti abbiano valutato attentamente il tutto, quello che mi ha colpito è stata la reazione della gente ad una situazione che, certamente unica dalla fine del secondo conflitto mondiale, ha generato una sorta di si salvi chi può con supermercati presi d’assalto e scorte impressionanti di viveri che hanno avuto il solo risultato di svuotare gli scaffali con buona pace e insperati guadagni per le grandi catene di distribuzione che comunque, dopo nemmeno 48 ore, avevano già ripristinato le scorte e la conseguente minore affluenza di clienti impegnati a stivare nelle dispense quanto acquistato e a consumare a ritmo serrato i generi magari deperibili ( ho visto carrelli strapieni di frutta e verdura che nel giro di qualche giorno sarebbe finita, mi auguro, nelle mense dei poveri piuttosto che gettata nella spazzatura). Non ho potuto fare a meno di tornare ai vecchi tempi quando in momenti difficili i vicini di casa si davano una mano nelle situazioni di “emergenza” magari scambiandosi il poco cibo che avevano vivendo comunque un clima di solidarietà. Facciamo dunque tesoro di questa, seppur negativa, esperienza che dovrebbe insegnarci nel futuro a godere di quella “normalità” che diamo per scontata e per quanto riguarda noi alpini un invito, quando questa emergenza sarà finalmente rientrata a ritornare o, per alcuni, ad iniziare a frequentare la nostra sede, la nostra casa anche per ridare fiducia a quanti non hanno mai voluto rinunciare a quelle ore passate tra le immagini dei nostri Veci, quei Veci che stremati, affamati e congelati hanno attraversato mezza Europa a piedi per tornare a baita, che ci guardano e ci ricordano che seppur tra le più difficili prove, la vita DEVE continuare.

Franco

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Si riparte (Febbraio 2020)
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SI RIPARTE ….


 
Dopo  Natale ovviamente l’anno nuovo ha bussato alle porte, anzi siamo già a metà  gennaio 2020 non ce ne siamo accorti ma i nuovi impegni sono a ricordarci che la vita associativa continua. Dopo l’assemblea di fine novembre che sancì Maggioni a  nuovo  capogruppo, nuovo si fa per dire,  che riprese in spalla questo zaino e non si tratta di bruscolini se uno lo vuol fare  come Dio comanda, eccoci a dicembre con la domenica conviviale per gli auguri natalizi. Purtroppo, secondo il mio punto di vista, discutibilissimo, la frequenza dei soci/famiglie non ha premiato di certo la buona  volontà di quanti si sono impegnati al buon esito della giornata dove anche il vecchio ma sempre giovane gioco della tombola poteva costituire un motivo in più per favorire lo stare insieme, almeno una volta all’anno: azzardo a sospettare che il motivo stia nei premi di scarsissima portata, mancavano crociere, minivacanze  o soggiorni  elio-fisio-fitoterapici e via di questo passo. Obiettivamente ci si  è posti il problema in sede durante l’ultima serata di consiglio ossia  se  valesse la pena del tanto darsi da fare; lo so che mi attirerò qualche “scarpata“ da qualcuno ma il fatto che se ne sia discusso fra  tutta la “solita manovalanza” significherà pur qualcosa.  Cambiando argomento: eccoci alla Messa in Duomo a Milano, 15.12 2019.

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Il giorno dopo... (Febbraio 2020)
Gruppo

IL GIORNO DOPO ...

Vorrei aggiungere solo qualche riga all’articolo “si riparte“ in riferimento a Sant’Antonio chiamato in causa affinché ci desse una mano. Veramente merita un applauso perche le mani sono state più di DUE sia per il bel tempo   e  sia per il fatto che il risultato della serata del falò in programma abbia superato di gran lunga le  più ovvie speranze: notevole l’affluenza da parte del pubblico, Sindaco compreso, tempo ottimo, freddo compatibile con la stagione e l’assenza di un  qualsiasi  problema veramente serio, quindi tutto ok. Mi premeva allegare questa puntualizzazione dopo la serata di ieri  sull’onda dell’emotività suscitata dalla  manifestazione nel suo insieme, dalla nostra magnifica  banda che ci onora sempre della sua presenza  e  alla quale va sempre un GRAZIE grande cosi, e dal FALO’ che si è rivelato all’altezza delle aspettative. In realtà ha nicchiato un po’ a brillare  facendosi attendere  finché la caparbietà dei ”fuochisti” ebbe il sopravento premiando cosi l’attesa dei  presenti all’avvenimento con i  sogni e le   ovvie fantasie  che   automaticamente vengono suscitate nei partecipanti a simili manifestazioni … le stesse che sorgono quando ognuno di noi contempla   in silenzio le fiamme di un qualsiasi focolare o caminetto. Come da accordi, chiudo  lasciando il compito di un resoconto circostanziato e meglio dettagliato   dell’evento ad una firma di maggior prestigio  rispetto a quella del solito.

                                                                                         Pio 

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Il Falo' di S. Antonio (Febbraio 2020)
Gruppo

IL FALO’ DI S. ANTONIO

 Alla sera a vedere il falò degli alpini

in tanti eravamo adulti e bambini

c’era anche la banda con i suoi suonatori

la gente era allegra sia dentro che fuori.

 

La catasta preparata non è molto alta

ma ben costruita e non si ribalta

peraltro sappiamo che c’è l’inquinamento

per cui è vietato fare….un monumento.

 

Ma il falò non parte…un vero peccato

la notte la pioggia l’aveva bagnato

ma poi la costanza degli addetti all’impresa

è stata premiata….una fatica ben spesa.

 

Un fuoco bellissimo, una fiamma gigante

e sempre più viva, intensa, brillante

la banda suonava le note: un bel coro

pensavo agli assenti…. mi spiace per loro.

 

Son giunto alla fine di questa poesia

e, dopo averla letta, buttatela via;

ma grazie agli alpini per la bella serata

con tanto di fuoco, vin brulé e cioccolata.

 

18 Gennaio 2020                                Luciano

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Verbale Assemblea Generale (Gennaio 2020)
Gruppo

 

VERBALE ASSEMBLEA GENERALE del GRUPPO


Come ogni anno e’ di dovere l’assemblea di gruppo mirata ad esaminare quanto fatto durante l’annata nei pro e nei contro con uno sguardo sull’attività futura.  Prima di iniziare la riunione alla presenza di Rodeghiero a rappresentare la Sezione, accompagnato dai consiglieri Piva  e Piccioni avvenne il saluto alla bandiera seguito da un attimo di raccoglimento in ricordo dei nostri “andati avanti” assieme ai caduti in servizio nelle Forze Armate,  dopo il quale si affrontarono gli argomenti in scaletta. Prese la parola il capogruppo Morlacchi Angelo. La sua relazione annuale fu stringata, essenziale su quanto il gruppo abbia operato nelle varie occasioni dell’anno trascorso e con la partecipazione alla vita sociale della sezione avvenuta in modo soddisfacente  a cominciare con il prima, il durante e dopo l’Adunata Nazionale  o del centenario a Milano e alle manifestazioni dei vari gruppi sezionali.    Il capogruppo si premurò di ringraziare quanti avevano collaborato al buon andamento  del gruppo riconfermando la sua decisione di lasciare l’incarico per motivi personali e comunque noti a tutti i soci. Va rimarcato come la relazione  annuale assieme  alla successiva, economica, siano sempre a disposizione dei soci il cui  numero, durante la serata, è stato notevole considerando il fatto che molti erano impossibilitati a presenziare  giustificati dalla lontananza  o per impegni improrogabili. Al capogruppo seguì la lettura sulla situazione economica dove si sono  evidenziate  le spese che quest’anno si sono dovute affrontare: acquisto della nuova cucina, della caldaia per il riscaldamento   per finire con il nuovo frigo-bar: tutti  elettrodomestici  ”giunti quasi in contemporanea  a fine corsa … un’autentica congiura“. A questo vanno aggiunti i normali pagamenti di bollette e varie per la manutenzione della baita stessa, delle attrezzature, (rasaerba, trattorino, ecc.). Ambedue le relazioni sono state approvate per alzata di mano.

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Relazione morale 2019 (Gennaio 2020)
Gruppo

RELAZIONE MORALE 2019


Inizio questa relazione chiedendo un momento di silenzio per ricordare i componenti delle forze dell’ordine che hanno perso la vita nell’espletamento del loro dovere, ma anche familiari e amici del Gruppo che non ci sono più; ed anche due grandi Alpini che hanno fatto la storia della sezione di Milano Cesare Lavizzari e Antonio Fenini ed il capigruppo di Abbiategrasso Alfonso Latino che sono “andati avanti” nel corso del 2019. Nei primi sei mesi di quest’anno gli sforzi di tutti gli alpini della sezione di Milano sono stati rivolti alla grande Adunata del Centenario. Alcuni erano dubbiosi circa la buona riuscita di questa grande manifestazione. Per chi ha partecipato è stata una grande esperienza e un privilegio in quanto protagonista di questa grande avventura. L’impegno e il sacrificio di molti Alpini e Amici degli Alpini milanesi merita un grande grazie da parte dell’intera Associazione. Non nego che ci sono stati mugugni e qualche discussione, come per ogni attività e a qualunque livello, ma alla fine tutto si è risolto per il meglio. E’ stato difficile far capire che quella di Milano sarebbe stata un’ Adunata diversa dalle altre per vari motivi, non ultimo la grandezza della città che la faceva sembrare non pienissima ed anche la mancanza delle bandiere nella periferia. Siamo comunque arrivati bene alla fine dell’Adunata avendo affrontato e portato a termine un intenso programma. La sezione di Milano coi suoi Alpini e Amici è uscita a testa alta e con onore da questa grande prova. La celebrazione del Centenario si è conclusa lunedì 8 luglio con la cerimonia ufficiale culminata con  lo scoprimento di una targa in Galleria Vittorio Emanuele dove si è ufficializzata e ha avuto la sua prima sede la nostra associazione che era nata dall’incontro e dalla volontà di poche decine di reduci della Prima Guerra Mondiale.

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Nel mezzo del cammin... (Dicembre 2019)
Gruppo

 

 NEL MEZZO DEL CAMMIN …

di questo mese … siamo arrivati al giro di boa   che ci ha visto veramente impegnati già dai primi giorni: occorre una sosta per rinfrancarci un po’ e a tal proposito arriva giusta e ad hoc la cassoeola autunnale in programma per il 15 novembre. Si tratta di un piatto  molto atteso dai tanti che  da tempo si sono prenotati. Il numero è decisamente alto, ci vorrebbe un  piano mansardato nella nostra baita. Detto ciò riandiamo, per dovere di cronaca a quanto fatto, specialmente  per chi a causa d’impossibilità e/o  svariati motivi non ha potuto presenziare.  E’ stata partecipe la visita ai cimiteri, a trovare i nostri soci “andati avanti “ come recita il  lessico alpino;  eravamo una decina  armati di piantina dei  vari cimiteri,  sono più di uno  e ogni volta ci si trova incerti sull’ubicazione di qualche  tomba. Tranquilli, non abbiamo dimenticato nessuno concludendo sempre  al sacrario dei caduti di tutte le guerre: in contemporanea  si rinnovano quasi da cronometro  gli incontri seppur casuali  con gli alpini dei gruppi vicini impegnati nello stesso dovere morale;  credo che tutto questo faccia veramente onore alla nostra Associazione e ce lo confermano le tante persone che incrociamo nei vari camposanti.

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I caduti dello Scerscen (Ottobre 2019)
Gruppo

I CADUTI DELLO SCERSCEN

Nel 1916, dopo l’entrata in guerra dell’Italia contro l’esercito Austro-Ungarico, il Comando Supremo Italiano dislocò truppe sul confine italo - svizzero dal Monte Bianco al Pizzo Scalino in alta Valmalenco. Nel settore Mera-Adda (Valchiavenna-Valtellina) furono dislocati numerosi reparti tra i quali spiccavano 7 drappelli di Alpini sciatori dislocati nelle varie vallate di cui 2 in Valmalenco dove, presso il Rifugio Marinelli si  teneva un corso Sciatori agli ordini del Capitano Davide Valsecchi.    In quei mesi si alternarono circa 300 alpini dei quali 200 alla Marinelli, 28 all’Alpe Musella e 80 a valle presso la frazione di Tornadri alternando la preparazione sciistica alla manutenzione ed ampliamento del Rifugio e alla miglioria delle mulattiere. Trascorso l’inverno del 1916, la primavera del 1917 si rivelò particolarmente insidiosa a causa delle abbondanti nevicate e quelle condizioni critiche causarono il 1° di aprile una grossa valanga che, staccatasi dal Sasso Moro si abbatté sul Rifugio Musella dove si trovavano i 28 alpini alcuni dei quali si salvarono uscendo dalla cappa fumaria.   Purtroppo per 8 di loro non ci fu nulla da fare ed altri 14 furono seriamente feriti, mentre il Caporale paolini riuscì a scendere a Tornadri a dare l’allarme ed immediatamente scattarono i soccorsi. Il giorno seguente dalla Marinelli il Capitano Valsecchi, ignaro dell’accaduto, inviò a valle un drappello dei 42 tra i suoi migliori Alpini sciatori per approvvigionare viveri e legna.

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Sabato 21.09.2019 (Ottobre 2019)
Gruppo

SABATO 21.09.2019

… come già noto dalla foto che il capogruppo Angelo ha messo in rete,  sabato mattina alcuni dei soci si sono recati a far visita agli ospiti della casa riposo S. Remigio di Busto Garolfo. Abbiamo accolto l’invito che ci è stato fatto da Simona, l’animatrice, ovviamente in accordo con la direzione. La motivazione base di questo invito è facilmente intuitiva  e …  pecchiamo di presunzione, ci sta … gli alpini sono ben voluti da tutti,  in concorrenza con i bersaglieri accattivanti con il loro passo di corsa e le piume al vento, ma   quando si parla di alpini  è spontanea e immediata l’immagine di gente buona, che suscita da subito simpatia, simbolo di lavoro e di onestà  pronti all’immediato aiuto nelle calamità, tenaci in montagna nonché ligi al dovere anche quello che ti fa sputare l’anima  ecc… ecc… Certamente tutto questo può sembrare retorica, siamo d’accordo; diversamente vallo a spiegare il  sorriso apparso sul volto degli ospiti al nostro ingresso. Eravamo un piccolo drappello non tanto lontani dalla loro età, purtroppo tranne due  gli altri erano vicini a quel limite in cui diventa impossibile sostenere di essere ancora “erba verde”. Allora siccome il discorso rischia di prendere una brutta piega veniamo all’incontro che come scaletta del giorno prevedeva una lezione “richiesta e concordata” sul tema: storia della nostra bandiera italiana. 

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